Letteratura,  Letture

L’amore in circolo di Octavio Paz

Quando l’amato si trasforma in amante si realizza il miracolo d’amore: la scoperta di àgalma da parte dell’oggetto d’amore porta quest’ultimo a tramutarsi nel soggetto del desiderio invertendo la direzione del sentimento amoroso. Nel poema di Octavio Paz, la circolarità dell’amore è l’aspetto che impregna ogni verso dell’opera, dal primo fino dell’ultimo che invita a ricominciare a «caminar entre las espesuras de los días futuros», camminare nel folto dei giorni futuri, ricordando che l’amore non perdona colui che è amato.

La struttura lirico-narrativa di Piedra de sol è fondata sulla circolarità sin dalla scelta del numero dei versi: cinquecentottantaquattro, come i giorni che trascorrono tra le congiunzioni del pianeta Venere con il Sole. È un numero che ricorda Venere, la dea dell’amore, e l’astro che appare all’alba e al tramonto, all’inizio e alla fine del giorno. E all’inizio e alla fine di tutto ci sta l’amore «una presencia como un canto súbito / como el viento cantando en el incendio, / una mirada que sostiene en vilo / al mundo con sus mares y sus montes»

una presenza che si trasfigura con il corpo della persona amata da percorrere come il mondo intero, con un’andatura torrentizia, come del resto procede l’opera con parallelismi, versi senza rime e assonanze sparse, con parole ripetute che gli imprimono un tono salmodiante e percussivo, fatto d’intrecci, d’enjambement, di cambi di ritmo. E non sorprenda l’elenco di nomi che il poeta elenca, anzi ne mancano, giacché l’amore si incarna e assume le fattezze di «todos los rostros y ninguno», ogni viso e nessuno, in un continuo scambio che non risparmia nessun angolo del creato: l’uomo, gli uccelli, le città, «todo se transfigura y es sagrado», tutto si trasfigura ed è sacro, fin tanto che il mondo è scaturito da un atto di amore, sia esso un bacio, uno sguardo o un amplesso vertiginoso.

Il poema si lascia leggere, come si lascerebbe spogliare una donna ebbra di desiderio, tutto d’un fiato lungo il fiume di versi che Paz incide. Nel leggere verso dopo verso si percepisce l’eternità dell’istante in una continua ricerca poetica. La via di accesso all’eternità è la via dell’amore, autentica forza liberatrice, che incatena Socrate, che tiene sveglio Moctezuma, che fa agonizzare Trotsky, che smaschera i potenti e abbatte le pareti dell’io consentendogli di ricongiungersi con l’altro. Per questo il poeta chiede all’amore «muestra tu rostro al fini para que vea / mi cara verdadera, la del otro, / mi cara de nostro siempre todos». Questo sei tu (tat twam asi) e alla fine il soggetto d’amore si ritrova come mancanza dell’oggetto che nell’istante in cui si fa parte attiva del desiderio compie il miracolo d’amore… e allora «avanza, retrocede, da un rodeo / y llega siempre».

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