Filosofia,  Letture

Giorgio Colli, Platone politico

È difficile trovare nella storia della filosofia un uomo che presenti una varietà e una ricchezza di pensiero quale Platone ci offre nelle sue opere; in lui confluiscono e si unificano tutte le creazioni spirituali del V e VI secolo, filosofia, arte e religione. Pure questa unificazione non poteva essere completa, dal momento che per la stessa ricchezza della sua sensibilità si affermavano in lui tendenze addirittura contraddittorie tra di loro. Come potevano conciliarsi il razionalismo ionico e il misticismo orfico-pitagorico oppure l’aspirazione, in un animo greco insopprimibile, di agire politicamente nella propria città e l’impulso allo sdegnoso e sprezza raccogliersi in se stesso di un Eraclito? [Giorgio Colli, Platone politico, Adelphi, 2007, p. 21]

L’attenzione che Giorgio Colli rivolge a Platone non deve stupire: ancora liceale ne aveva letto in greco i dialoghi, più tardi, ne fa l’oggetto di una tesi in cui la lettura in chiave politica è il risultato di una visione intuitiva che ne afferra l’intera produzione; infine, nelle sue pagine più mature, lo tratteggia come un uomo della decadenza greca di cui Socrate fu l’iniziatore. Dagli scritti giovanili a quelli più maturi, passando per le letture nei pomeriggi di Lucca, Platone è sempre stato presente nell’itinerario filosofico di Colli. In particolare vanno sottolineate due prospettive attraverso le quali Platone è presentato nella critica colliana, due prospettive differenti ma complementari. Un prima prima prospettiva tratta il tema dello scarto tra l’oralità e la scrittura in materia di ricerca e trasmissione della verità, tema su cui Giorgio Colli si mostra sensibile e su cui non manca di criticare Platone nei suoi scritti. Mentre un’altra prospettiva è quella operata dall’influenza del pensiero estetico e filologico di Nietzsche che confluirà ne La nascita della filosofia.

Nei suoi scritti giovanili, Giorgio Colli mira a comprendere il fondamento mistico del pensiero platonico. La tesi, pubblicata da Colli stesso e poi postuma dal figlio Enrico, rappresenta una tappa d’iniziazione decisiva nell’evoluzione del pensiero del giovane filosofo. Già nel titolo, Lo sviluppo del pensiero politico di Platone, emerge la volontà di presentare l’evoluzione del pensiero platonico, ponendosi in rottura con la critica che vuole un Platone contraddittorio perché monolitico. L’aggettivo politico rende ancora più evidente la volontà di inscrivere questa evoluzione nel contesto greco e ateniese dei secoli V e IV. Da un punto di vista filologico, Colli opera in accordo con la stilometria e racconta l’evento Platone secondo una prospettiva storica nel solco dalle conclusioni di Wilamowitz e Barker, soprattutto in merito all’autenticità della Lettera VII. A partire da questi presupposti, Colli costruisce la narrazione in cui il personaggio di Platone rappresenta l’espressione concettuale della Grecia dei secoli V e IV nonché l’incarnazione del sogno politico di ogni uomo greco. La novità della tesi colliana è nell’analisi dello sviluppo intimo del pensiero platonico che ne evidenzia l’unità e la coerenza, ma sottolinea anche la percezione dello scarto tra mondo ideale e mondo reale.

Questo secondo aspetto emerge nelle sue pagine più mature, in cui Giorgio Colli tratteggia Platone secondo uno schema che può sembrare vicino a quello adottato da Nietzsche. Tuttavia, Colli si distacca dalla visione del filosofo tedesco, poiché secondo lui il messaggio di Platone è stato frainteso. Il misticismo platonico sarebbe solo un artificio retorico di facciata e Colli non esita a tracciare il profilo di un Platone vittima delle sue esperienze e della sua ambizione. Il Platone di Colli diverge quindi da quello ascetico di Nietzsche. Per il filosofo torinese, Platone non è solo il fondatore della filosofia – quale nuovo genere letterario, la cui paternità va tuttavia condivisa con Isocrate. È anche colui che, suo malgrado, ha dato legittimità e forza all’edificio della ragione che nei secoli ha permesso alla scienza e alla morale di crescere insieme. In questo, secondo Colli, Platone esercita la sua «vocazione alla menzogna». Mascherando dietro la nozione di grecità quella di politicità, il Platone politico di Colli è quindi un personaggio concettuale dal duplice valore poiché rappresenta il punto terminale dell’epoca della saggezza e quello iniziale della decadenza filosofica.