Evento e conoscenza
A proposito dell’articolo «Evento e conoscenza. Considerazioni teoretiche a partire dal pensiero di Giorgio Colli», pubblicato in Elseneur. Per un pensiero teoretico ispirato dall’opera di Giorgio Colli: l’evento è la condizione più immediata e più intima di ogni conoscenza autentica. Il testo integrale dell’articolo è disponibile online.
Si può conoscere qualcosa senza essere stati presenti all’evento che l’ha reso possibile? Questa domanda apre un abisso, poiché, se ogni conoscenza si fonda sul ricordo, come sosteneva Giorgio Colli, il ricordo stesso presuppone qualcosa di anteriore: l’evento che lo ha prodotto. Al di fuori dell’evento, ogni conoscenza è illusoria e la memoria, lungi dall’esserne la condizione, non ne costituisce che la traccia residuale. È a partire da questo vuoto concettuale nella filosofia dell’espressione di Colli che emerge una tesi: l’evento è la condizione della conoscenza.
Colli pensa il mondo come espressione di un fondo nascosto inaccessibile alla rappresentazione. L’evento si insinua nell’interstizio tra espressione e rappresentazione in quanto virtualità, come una tensione capace di generare l’espressione e di portarla alla superficie. Spinta fino alle sue estreme conseguenze, questa tensione colma un vuoto che la filosofia dell’espressione aveva lasciato aperto, prima e dopo l’espressione stessa.
L’evento può allora essere pensato secondo prospettive differenti. Esso è anzitutto una virtualità metafisica, articolata secondo le categorie modali del necessario e del contingente: evento ordinario, che rafforza l’espressione, oppure evento singolare, che la lacera e la rinnova. È poi ciò che rovescia il rapporto con il divenire storico: la storia non è che una rappresentazione a posteriori, costruita dopo l’accadere degli eventi; essa non costituisce dunque una conoscenza autentica. È infine ciò che la divinazione dei sapienti greci cercava di cogliere: l’anticipazione di una verità già presente, alla quale può accedere soltanto chi vive l’evento.
L’immagine archetipica di tutto questo è il fulmine eracliteo: nell’istante folgorante della sua manifestazione, il mondo diventa espressione e il suo fondo può essere colto intuitivamente. Al di qua e al di là del lampo vi è l’oscurità. Non c’è conoscenza che nell’immediatezza in una mescolanza di intuizione ed esperienza che permette di accedere, per un istante, al fondo nascosto della vita.
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Alfio Nazareno Rizzo, « Événement et connaissance. Considérations théorétiques à partir de la pensée de Giorgio Colli », Elseneur, n. 40, 2025, p. 93-106 [https://doi.org/10.4000/14fn1].


